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Brand: VIVAIO GARDEN FOREST

SKU: 15496627370X

Cedro dell'Himalaya Cedrus Deodara Vaso 45 cm Conifera Sempreverde Arborea

Cedro dell'Himalaya Cedrus Deodara Vaso 45 cm Conifera Sempreverde Arborea

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Descrizione

Caratteristiche botaniche e tecniche del cedro deodara (cedro dell'himalaya)

Il Cedro dell'Himalaya (Cedrus deodara) si distingue subito dagli altri cedri per il portamento più slanciato e grazioso: rami che tendono a ricadere leggermente verso il basso e una cima che, da giovane, si piega quasi a formare un piccolo pennacchio pendulo. È una conifera imponente da adulta, ma con un aspetto meno rigido e più elegante rispetto al Cedro dell'Atlante, e per questo spesso preferita come esemplare scenografico in giardini di rappresentanza. Questo esemplare è coltivato in vaso 45, formato già ben sviluppato e pronto per la messa a dimora in giardini ampi.

Portamento

Conifera sempreverde a crescita medio-veloce nei primi anni, più rapida rispetto agli altri cedri coltivati in Italia, per poi rallentare con l'età. Da giovane assume una forma piramidale slanciata con la cima nettamente pendula, un tratto distintivo della specie; con gli anni la chioma si allarga e si irrobustisce, pur mantenendo rami secondari leggermente ricadenti. In coltivazione raggiunge in genere 15-25 metri, con possibilità di superarli su esemplari molto vecchi in condizioni favorevoli.

Fogliame

Aghi persistenti, più lunghi e morbidi al tatto rispetto a quelli del Cedro dell'Atlante, in genere 2,5-5 cm, di colore verde chiaro o verde-blu tenue a seconda dell'esposizione e della stagione. Sono disposti singolarmente sui getti allungati e riuniti in ciuffi densi sui brachiblasti, i rametti corti tipici dei cedri. La texture complessiva della chioma appare più soffice e meno rigida rispetto alle altre specie di cedro, complice anche il portamento ricadente dei rametti terminali.

Fioritura

Anche il Cedro dell'Himalaya non fiorisce in senso ornamentale: come tutte le conifere produce coni, non fiori. Gli strobili maschili compaiono in autunno, eretti e allungati, carichi di polline giallo; quelli femminili, a forma di botte e di colore verde-violaceo da giovani, maturano in circa 12 mesi e si disgregano sulla pianta a fine estate, rilasciando i semi alati. Su un esemplare giovane come questo la fruttificazione è ancora lontana: compare solo su piante adulte, spesso oltre i 20 anni di età.

Corteccia

Grigio-brunastra e relativamente liscia nei primi anni, con l'invecchiamento si fessura in placche irregolari, assumendo una superficie più ruvida e scura. Il processo è graduale e diventa apprezzabile solo su piante di molti anni.

Specifiche tecniche

Nome botanico Cedrus deodara
Nome comune Cedro dell'Himalaya
Famiglia Pinaceae
Tipo Conifera sempreverde arborea
Altezza a maturità 15-25 m, in tempi lunghi
Velocità di crescita Medio-veloce da giovane, poi più lenta
Esposizione Pieno sole
Rusticità Fino a circa -15 / -18 °C
Terreno Drenante, si adatta a terreni comuni, teme i ristagni
Irrigazione Regolare nei primi anni, poi moderata
Fioritura Non significativa: produce coni, non fiori
Diametro vaso 45 cm
Uso Esemplare isolato scenografico, parco, giardino ampio, viale

Come gestire la pianta

Esposizione. Pieno sole per uno sviluppo equilibrato della chioma. Tollera una leggera ombreggiatura laterale nei primi anni, ma con il tempo ha bisogno di luce diretta per mantenere una forma armoniosa.

Irrigazione. Nei primi due o tre anni dopo l'impianto va irrigato con regolarità, soprattutto in estate, per favorire un radicamento profondo. Una volta affrancata, la pianta tollera bene periodi di siccità moderata, anche se meno delle altre specie di cedro; in climi molto caldi e secchi qualche irrigazione di soccorso in piena estate è utile anche da adulta.

Concimazione. Un concime organico a lenta cessione a fine inverno nei primi anni dopo l'impianto favorisce l'affrancamento. Una pianta adulta in terreno normale non ne ha generalmente bisogno.

Potatura. Da limitare all'eliminazione di rami secchi, rotti o mal orientati, preferibilmente in autunno o inverno. Evita di intervenire sulla cima pendula: è una caratteristica naturale della specie, non un difetto da correggere, e con l'età tende comunque a raddrizzarsi parzialmente.

Impianto

Anche il Cedro dell'Himalaya va pensato come un albero definitivo: prima di piantarlo valuta lo spazio disponibile, lasciando almeno 6-8 metri da edifici e sottoservizi. Il periodo migliore è l'autunno nelle zone a inverno mite, oppure l'inizio della primavera nelle zone più fredde, dato che questa specie è leggermente meno rustica degli altri cedri. Prepara una buca larga il doppio del pane di terra, assicurati che il fondo dreni bene e, su terreni argillosi, correggi con sabbia grossolana. Metti a dimora con il colletto a livello del terreno, comprimi leggermente e irriga abbondantemente. Un tutore nei primi due anni aiuta nelle zone ventose, mentre una pacciamatura al piede trattiene l'umidità durante l'attecchimento.

Problemi comuni

Danni da gelo intenso sui getti giovani. Nelle zone al limite della rusticità della specie, le gelate tardive possono bruciare i germogli nuovi. In genere la pianta ricaccia senza conseguenze permanenti, ma conviene scegliere una posizione riparata nelle zone più fredde.

Marciume radicale. Legato a ristagno idrico su terreni pesanti o poco drenati: è tra le cause più frequenti di deperimento e va prevenuto fin dall'impianto con un buon drenaggio.

Aghi ingialliti e caduta interna in autunno. Fenomeno fisiologico normale di ricambio degli aghi più vecchi; non è preoccupante se resta limitato alla parte interna della chioma.

Cocciniglie sui rametti. Possono comparire in posizioni riparate e poco ventilate; si trattano con olio bianco nella stagione fredda.

Cima che non si raddrizza. Su piante giovani la cima pendula è normale e non richiede correzioni; diventa un problema solo se l'intera pianta cresce storta, segnale in genere di luce insufficiente da un lato.

A chi è destinata

È indicato per chi ha un giardino ampio o un parco e cerca un albero dal portamento più elegante e meno rigido rispetto agli altri cedri, magari come esemplare focale in un ingresso o in un viale. È anche una buona scelta per chi vive in zone a inverno relativamente mite, dato che tollera il freddo un poco meno delle specie affini. Non è adatto a piccoli giardini, a zone vicine a fondamenta o tubazioni, né alle aree con inverni molto rigidi e prolungati.

Domande frequenti

Perché la cima è piegata?
È una caratteristica naturale della specie da giovane: la cima pendula è uno dei tratti distintivi del Cedro dell'Himalaya e non indica un problema.

È meno rustico degli altri cedri?
Sì, tollera il freddo fino a circa -15/-18 °C, qualche grado in meno rispetto al Cedro dell'Atlante.

Cresce più in fretta del Cedro dell'Atlante?
Nei primi anni sì, ha un ritmo di crescita generalmente più rapido; con l'età la differenza si riduce.

Che spazio devo lasciargli?
Almeno 6-8 metri da edifici e sottoservizi, considerando che con i decenni sviluppa una chioma molto ampia.

Va bene vicino al mare?
Tollera discretamente la salsedine, ma non è tra le conifere più indicate per i siti costieri più esposti al vento marino diretto.

Caratteristiche botaniche e tecniche del cedro deodara (cedro dell'himalaya)

Il Cedro dell'Himalaya (Cedrus deodara) si distingue subito dagli altri cedri per il portamento più slanciato e grazioso: rami che tendono a ricadere leggermente verso il basso e una cima che, da giovane, si piega quasi a formare un piccolo pennacchio pendulo. È una conifera imponente da adulta, ma con un aspetto meno rigido e più elegante rispetto al Cedro dell'Atlante, e per questo spesso preferita come esemplare scenografico in giardini di rappresentanza. Questo esemplare è coltivato in vaso 45, formato già ben sviluppato e pronto per la messa a dimora in giardini ampi.

Portamento

Conifera sempreverde a crescita medio-veloce nei primi anni, più rapida rispetto agli altri cedri coltivati in Italia, per poi rallentare con l'età. Da giovane assume una forma piramidale slanciata con la cima nettamente pendula, un tratto distintivo della specie; con gli anni la chioma si allarga e si irrobustisce, pur mantenendo rami secondari leggermente ricadenti. In coltivazione raggiunge in genere 15-25 metri, con possibilità di superarli su esemplari molto vecchi in condizioni favorevoli.

Fogliame

Aghi persistenti, più lunghi e morbidi al tatto rispetto a quelli del Cedro dell'Atlante, in genere 2,5-5 cm, di colore verde chiaro o verde-blu tenue a seconda dell'esposizione e della stagione. Sono disposti singolarmente sui getti allungati e riuniti in ciuffi densi sui brachiblasti, i rametti corti tipici dei cedri. La texture complessiva della chioma appare più soffice e meno rigida rispetto alle altre specie di cedro, complice anche il portamento ricadente dei rametti terminali.

Fioritura

Anche il Cedro dell'Himalaya non fiorisce in senso ornamentale: come tutte le conifere produce coni, non fiori. Gli strobili maschili compaiono in autunno, eretti e allungati, carichi di polline giallo; quelli femminili, a forma di botte e di colore verde-violaceo da giovani, maturano in circa 12 mesi e si disgregano sulla pianta a fine estate, rilasciando i semi alati. Su un esemplare giovane come questo la fruttificazione è ancora lontana: compare solo su piante adulte, spesso oltre i 20 anni di età.

Corteccia

Grigio-brunastra e relativamente liscia nei primi anni, con l'invecchiamento si fessura in placche irregolari, assumendo una superficie più ruvida e scura. Il processo è graduale e diventa apprezzabile solo su piante di molti anni.

Specifiche tecniche

Nome botanico Cedrus deodara
Nome comune Cedro dell'Himalaya
Famiglia Pinaceae
Tipo Conifera sempreverde arborea
Altezza a maturità 15-25 m, in tempi lunghi
Velocità di crescita Medio-veloce da giovane, poi più lenta
Esposizione Pieno sole
Rusticità Fino a circa -15 / -18 °C
Terreno Drenante, si adatta a terreni comuni, teme i ristagni
Irrigazione Regolare nei primi anni, poi moderata
Fioritura Non significativa: produce coni, non fiori
Diametro vaso 45 cm
Uso Esemplare isolato scenografico, parco, giardino ampio, viale

Come gestire la pianta

Esposizione. Pieno sole per uno sviluppo equilibrato della chioma. Tollera una leggera ombreggiatura laterale nei primi anni, ma con il tempo ha bisogno di luce diretta per mantenere una forma armoniosa.

Irrigazione. Nei primi due o tre anni dopo l'impianto va irrigato con regolarità, soprattutto in estate, per favorire un radicamento profondo. Una volta affrancata, la pianta tollera bene periodi di siccità moderata, anche se meno delle altre specie di cedro; in climi molto caldi e secchi qualche irrigazione di soccorso in piena estate è utile anche da adulta.

Concimazione. Un concime organico a lenta cessione a fine inverno nei primi anni dopo l'impianto favorisce l'affrancamento. Una pianta adulta in terreno normale non ne ha generalmente bisogno.

Potatura. Da limitare all'eliminazione di rami secchi, rotti o mal orientati, preferibilmente in autunno o inverno. Evita di intervenire sulla cima pendula: è una caratteristica naturale della specie, non un difetto da correggere, e con l'età tende comunque a raddrizzarsi parzialmente.

Impianto

Anche il Cedro dell'Himalaya va pensato come un albero definitivo: prima di piantarlo valuta lo spazio disponibile, lasciando almeno 6-8 metri da edifici e sottoservizi. Il periodo migliore è l'autunno nelle zone a inverno mite, oppure l'inizio della primavera nelle zone più fredde, dato che questa specie è leggermente meno rustica degli altri cedri. Prepara una buca larga il doppio del pane di terra, assicurati che il fondo dreni bene e, su terreni argillosi, correggi con sabbia grossolana. Metti a dimora con il colletto a livello del terreno, comprimi leggermente e irriga abbondantemente. Un tutore nei primi due anni aiuta nelle zone ventose, mentre una pacciamatura al piede trattiene l'umidità durante l'attecchimento.

Problemi comuni

Danni da gelo intenso sui getti giovani. Nelle zone al limite della rusticità della specie, le gelate tardive possono bruciare i germogli nuovi. In genere la pianta ricaccia senza conseguenze permanenti, ma conviene scegliere una posizione riparata nelle zone più fredde.

Marciume radicale. Legato a ristagno idrico su terreni pesanti o poco drenati: è tra le cause più frequenti di deperimento e va prevenuto fin dall'impianto con un buon drenaggio.

Aghi ingialliti e caduta interna in autunno. Fenomeno fisiologico normale di ricambio degli aghi più vecchi; non è preoccupante se resta limitato alla parte interna della chioma.

Cocciniglie sui rametti. Possono comparire in posizioni riparate e poco ventilate; si trattano con olio bianco nella stagione fredda.

Cima che non si raddrizza. Su piante giovani la cima pendula è normale e non richiede correzioni; diventa un problema solo se l'intera pianta cresce storta, segnale in genere di luce insufficiente da un lato.

A chi è destinata

È indicato per chi ha un giardino ampio o un parco e cerca un albero dal portamento più elegante e meno rigido rispetto agli altri cedri, magari come esemplare focale in un ingresso o in un viale. È anche una buona scelta per chi vive in zone a inverno relativamente mite, dato che tollera il freddo un poco meno delle specie affini. Non è adatto a piccoli giardini, a zone vicine a fondamenta o tubazioni, né alle aree con inverni molto rigidi e prolungati.

Domande frequenti

Perché la cima è piegata?
È una caratteristica naturale della specie da giovane: la cima pendula è uno dei tratti distintivi del Cedro dell'Himalaya e non indica un problema.

È meno rustico degli altri cedri?
Sì, tollera il freddo fino a circa -15/-18 °C, qualche grado in meno rispetto al Cedro dell'Atlante.

Cresce più in fretta del Cedro dell'Atlante?
Nei primi anni sì, ha un ritmo di crescita generalmente più rapido; con l'età la differenza si riduce.

Che spazio devo lasciargli?
Almeno 6-8 metri da edifici e sottoservizi, considerando che con i decenni sviluppa una chioma molto ampia.

Va bene vicino al mare?
Tollera discretamente la salsedine, ma non è tra le conifere più indicate per i siti costieri più esposti al vento marino diretto.

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